Ballata di un Amore Italiano  –  Edizioni Feltrinelli - "I Narratori"

libro

2011

Feltrinelli - "I Narratori" Libri

Un ballo all’aperto. Fine estate. Un’orchestrina che suona vecchi pezzi anni sessanta. Checco e Renata dondolano tra le coppie, belli, complici, divertiti. E’ molto tempo che non vanno a ballare, ma stasera hanno deciso di prendersi una serata tutta per loro: nulla da festeggiare in particolare, solo la semplice felicità di stare insieme. Sulle note delle canzoni che hanno scandito la loro storia, si rivedono poco più che ventenni in un’Italia che decollava: Checco giovane ingegnere in carriera, Renata studentessa, poi insegnante. Guardandosi negli occhi ricordano il loro primo incontro, le gite al mare sulla decapottabile di lui, gli amici, i genitori, le nozze e poi la vita insieme: la vita felice di una coppia colta, innamorata, invidiata. Ma c’è una voce misteriosa a fare da controcanto. E’ lei a raccontare in rima le zone d’ombra delle loro esistenze, intrecciate a quelle del paese. Una voce che nessuno sembra sentire, tranne Renata, o che forse nessuno vuole ascoltare. La voce di un uomo che nessuno vede o che nessuno forse vuole vedere. Perché ha il dono.

Tre pagine dal libro

C’è un uomo solo, in piedi, al centro di un

ballo a palchetto.

È alto, magro e ha indosso un cappotto logoro,

forse maron. Gli occhi scuri sono rapidi

e sporgenti. Il viso lungo e affilato. I capelli

rasati.

 

me mi piace il ballo – dice

me mi piace punto il ballo, a capo

 

L’uomo tiene le mani nelle tasche. Ha pantaloni

di fustagno chiusi al fondo da un giro di

spago. I calzini bordeaux. Alle sue spalle, su di

un palco improvvisato, si intuiscono degli strumenti

musicali. Oltre la balaustra che cinge il

ballo, gli alberi e le siepi di un giardino. Fili di

lampadine tesi tra i rami colorano l’aria d’arancio.

Più in là, la notte.

 

me mi piace il ballo

però non ballo pubblicamente.

ballo propriamente nella mia stanza.

privatamente.

da solo. e perfettamente

 

L’uomo si guarda le clark senza lacci.

 

i balli pubblici, di carnevale, di paese,

me li giro quasi tutti,

pioggia o sole, belli o brutti,

ma non ci vado a sgambettare

io ci vado propriamente

per una cosa che c’ho in mente.

io ci vado…

 

Un tizio in canottiera e pantaloni corti gli

passa accanto, raggiunge il palco e va al microfono.

– Uno, due, tre. Uno, due, tre – ripete.

Ha gambe tozze e pelose, ma un polpaccio

depilato.

– Abbassa un po’ la spia – dice.

– Ok – grida qualcuno.

Il tizio scende, ripassa accanto all’uomo e se

ne va.

 

io ci vado perché quando ci vado

la gente l’odoro, la nuffio

senza dir niente.

e perfettamente.

 

Fa di sì con al testa.

 

perché quando la gente balla fa odore,

gli esce…

 

Una coppia gli sfila di fronte: lei un vestito

a fiori troppo piccoli, le braccia nude, scarpe

basse. Lui una giacca celeste. Attraversano la

pista tenendosi per mano.

L’uomo li sbircia mentre si allontanano.

 

perché quando la gente si sfrega, si tocca

se te c’hai il dono, ti pare una bocca

che parla, che dice, che racconta le storie,

di cose passate, di cose ben serie

 

Sfila di tasca una mano. È sporca, lunga ed

elegante. Se la passa sulla testa rasata.

 

perché dell’adesso importa una sega,

è il prima che conta, il prima che frega!

Commenti

  1. adriana scrive:

    la gente non si accorge di nulla non vede niente. Solo qualcuno li osserva per rendersi conto che il mondo è fatto di marionette create per riempire gli spazi vuoti.

  2. IVA scrive:

    CERCHERO’ QUESTO LIBRO…MI PIACE, USCIRE PER SENTIRE L’ODORE DELLA GENTE, COGLIERE SFUMATURE, PICCOLISSIMI GESTI DI COLORI, ACCENTI, PROFUMI…GUARDARE,ASCOLTARE…

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